Perché in Estremo Oriente ci si Protegge il Viso con la Mascherina?

Una seconda ondata di Spagnola, avvenuta sempre in Oriente nel 1934, non fece altro che radicare ancora di più un’abitudine, che è andata man mano appoggiandosi sulla cultura della cortesia e della pulizia tipica delle popolazioni orientali. Non è un caso se ancora oggi in Giappone ci si soffia il naso in bagno, quasi come a chiedersi “perché devo attaccare i miei germi ad un’altra persona?”

Dietro all’uso quotidiano della mascherina c’è anche il tema della qualità dell’aria. Nel 1923 il grande terremoto di Kanto distrusse 600mila case di legno tra Tokyo e Yokohama: la polvere dei detriti coprì il cielo più di 20 giorni e fu così che la popolazione riutilizzò le mascherine che aveva conosciuto con la Spagnola. Arriviamo così all’inizio degli Anni ’50, quando la qualità dell’aria cominciò a peggiorare a causa dell’esplosione dei pollini. Il bisogno di case per la popolazione giapponese aveva fatto schizzare i consumi di legno e provocato l’estinzione dei boschi. Si organizzarono allora drastiche campagne di rimboschimento con il cipresso e il cedro giapponese che tuttavia si rivelarono ben presto fonti inesauribili di polline! La vita dei polmoni degli abitanti dell’Estremo Oriente non migliorò a causa dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione, con conseguente crescita del riscaldamento domestico, di Cina e Corea. Possiamo quindi definire l’uso quotidiano della mascherina chirurgica un retaggio storico? Sicuramente sì, ma forse c’è di più.