SmartAnalytica, il Tuo Sguardo sul Mondo: The World Economic Forum

Il caso italiano fa al caso nostro per contestualizzare un paese in bilico, ma di importanza strategica non indifferente. Infatti proprio in questi giorni la diatriba tra l’esecutivo italiano di Renzi e il Presidente Juncker si è accesa intorno al indebitamento eccessivo delle banche italiane e l’inflessibilità da parte dell’UE; si noti pero’ che dal 2012 il debito italiano è continuato ad aumentare e che le aziende nostrane fanno faitca vis-a-vis competitors anglosassoni e cinesi. Quindi se anche l’Europa è severa, non è detto che saremmo piu’ solidi se ci muovessimo da soli nel panorama inernazionale, quando anche in scenari fiscali accomodanti dalle banche centrali la maggior parte dei nostri istituti creditizi non si trova in situazioni patrimoniali solide. Eppure il ministro Padoan rivendica lo stato solido delle nostre banche. Dunque il problema non è l’UE e la sua burocrazia, ma la nostra incapacità come nazione sovrana di aver fatto fronte in maniera coerente alle difficoltà di un mondo sempre piu’ complicato e intrecciato.

The building of the European Central Ban

Infine, secondo una nota rilasciata proprio a Davos dal presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI) C. Lagarde, la crescita mondiale negli anni a venire sarà modesta, anemica e soprattutto ineguale, con rischi significanti per una crisi mondiale politica ed economica. La visione dunque sul 2016 e “cautamente ottimistica”, in vista di politiche monetarie incerte in USA, EU e Giappone, il rallentamento cinese e dei prezzi delle commodities. L’ economia mondiale sta cambiando, con un sostenuto flusso uscente di capitali dalla Russia e dal Brasile,(con economie e classi politiche tracollanti) verso India e Cina (paesi con crescita del PIL intorno al 7%, e ciascuno con una popolazione di almeno due volte l’Europa). Dunque su questo piano, se la crisi dei migranti è gestita in maniera coesa e organizzata, i risvolti per l’economia dell’unione potrebbero esser positivi, scrive sempre Lagarde.

Nonostante quindi anche il direttore del Financial Times UK M. Wolf sostenga che non ci sia bisogno di esser preoccupati dei mercati internazionali, non sono sicuro ci sia da essere ottimisti, nè sono penso che l’UE sarà in grado di reagire in fretta ai cambiamenti a cui è sottoposta, visto il crescente dibattito tra sovranità nazionale e integrazione, e la necessità di un’unione fiscale e non solo monetaria. Se il fine ultimo delle azioni comunitarie dovrebbe volgere al mantenimento della pace e del sostenimento economico, vi è bisogno ora piu’ che mai di stare uniti , piuttosto che screditare. Pero’ attenzione a non scambiare il supporto integrativo per sudditanza, e l’ottimismo becero di economisti e personalità di stato come rimedio per un progresso ingannevole ad infinitum.