Smartweek Intervista Paolo Brosio: “L’Isis? Il problema siamo noi”

Credi ci sia la possibilità di una coesistenza pacifica tra questa forma di radicalismo islamico e la religione cristiana?

“Il problema non è tra l’islamismo e la religione cristiana. Il problema è tra i cristiani e la cultura laicistica esasperata che ha annichilito il concetto di fede. Oggi si mette in discussione tutto, dalla presenza dei crocifissi nelle scuole alla benedizione. Eppure siamo a maggioranza cattolica e siamo in Italia. Pensa in Svizzera, Belgio o Francia. E’ in corso una decristianizzazione della vita civile e della cultura europea. Questo crea uno scompenso quando si manifesta un fenomeno di invasione di popoli musulmani. Giustamente loro vengono qui, pregano 10 volte al giorno e fanno figli su figli anche se sono in difficoltà. Questo finisce con il rubarci l’aspetto spirituale della cultura del nostro Paese. Si rischia di cancellare una radice portante dell’Europa come la cristianità. Cosa resta poi? La cultura del Dio Banca o del Parlamento Europeo. Questi sono problemi gravi, perché si finisce con l’andare contro Dio. Guarda l’Antico Testamento: ogni volta che gli ebrei si sono allontanati da Dio sono stati sopraffatti e invasi da altre identità culturali, sociali, politiche ed economiche”.

Che idea ti sei fatto di questa situazione?

“Il mio pensiero è che l’Europa stia barcollando molto. Non basta la Banca Centrale Europea. Se allontani i valori cristiani, che sono anche quelli etici forti, l’economia ti mangia. Le banche sono più attente al ricavato e al profitto e non hanno rispetto dei piccoli risparmiatori. Alla fine i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. La forbice rischia di diventare talmente grande da far implodere tutto. Ho fatto un pezzo qualche giorno fa in cui dico che il nemico peggiore per noi e per la nostra comunità europea non è l’Isis, ma siamo noi. Siamo noi che ci rifiutiamo di dire a un prete di benedire una classe. Se ragionassimo così per tutto dovremmo bruciare i Promessi Sposi (visto che si parla di Divina Provvidenza) o prendere a picconate tutte le Chiese come ha fatto l’Isis a Palmira. Alcuni comportamenti possono essere più gravi delle bombe”.

Perché secondo te l’Italia non è ancora stata colpita?

“In Italia ci sono tante parrocchie e tante diocesi che hanno aperto le porte agli immigrati. Li stanno aiutando, gli danno da mangiare, li fanno lavorare. Gli italiani hanno tanta solidarietà nel cuore. Siamo un popolo che ha sempre aiutato e che continuerà a farlo. Ovviamente tutta questa solidarietà può giovare all’Italia: chi arriva qui trova meno fiancheggiatori desiderosi di vendicarsi nei confronti dell’Italia”.

Quindi dici che l’accoglienza possa essere una soluzione?

“Certo. Io ho tanti amici musulmani. Non di quelli che mettono le bombe o si fanno saltare per aria però. La soluzione non è a portata di mano. La situazione in Iraq, Libia o Siria è drammatica. Quando le grandi potenze troveranno una soluzione per riportare la legalità in quei paesi, tutti i combattenti dove andranno? Ce li beccheremo tutti noi. Ecco perché da un lato va bene la cultura dell’accoglienza, ma dall’altro serve un’estrema severità nell’applicazione delle leggi. Essere misericordiosi non vuol dire essere deficienti. Se il figliol prodigo fosse tornato a casa per prendere a bastonate il padre e portargli via altri soldi io sono sicuro che il padre si sarebbe difeso. Non capisco perché in Italia non abbiamo subito schedato chi arrivava. Non dobbiamo ghettizzare ma almeno sapere chi viene da noi”.

L’Europa però si è trovata a fronteggiare un flusso migratorio senza precedenti…

“Certo, però ora, passata la parte critica, è arrivato il momento di stringere i freni e creare una commissione mista di sicurezza e una procura antiterrorismo che coinvolga tutti gli stati. Quando si tratta di prendere provvedimenti per le banche ci mettono un minuto, per la sicurezza invece non si trova mai l’accordo. Finchè ci saranno i soldi di mezzo non ne usciremo più.

Se facciamo vacillare principi come la famiglia, i risultati saranno peggiori di quelli di una bomba dell’Isis. Lo Stato Islamico diventerà sempre più forte quanto noi diventeremo sempre più deboli nella nostra cultura e nelle nostre radici”.

Come credi che si evolverà questa situazione?

“Sono molto pessimista a riguardo. Ti invito a leggere il pezzo che ho pubblicato l’altro giorno sul mio sito. Ho fatto un po’ il punto della situazione”.