Ma la notorietà delle social streets è approdata anche sulla pietra miliare del giornalismo d'oltreoceano, il New York Times, che dedica un articolo a questo esperimento di vicinato che ha cambiato volto a via Fondazza ed all'intero quartiere della città emiliana. "Qualche mese fa mi si era otturato il lavandino” racconta Caterina Salvadori, regista, residente in via Fondazza da meno di un'anno. “L’ho scritto su Facebook, dopo pochi minuti ho ricevuto tre offerte di aiuto”. È tutto gratis, questa è la filosofia che regola questo microcosmo. La fiducia è la condivisione sono sono le fondamenta, come in una grande famiglia.
“Il principio è fare insieme tutto quel che ci può unire e non dividere” spiega al New York Times Luigi Nardacchione, ex manager di una compagnia farmaceutica, oggi in pensione. Avendo molto tempo libero a disposizione, si è offerto personalmente di “scortare” fino a casa una vicina preoccupata per la sicurezza del quartiere. “È aiutandosi l’un l’altro che si combattono paura e solitudine”.Un consiglio: nel caso non l'abbiate già fatto, cercate su Facebook la pagina della vostra social street, nessuno vi negherà una mano in caso di bisogno!
