Bambi, la Banksy al Femminile Che Sta Conquistando Tutti (o Quasi)

Vero è che qualcosa in comune con Banksy ce l’ha. Entrambi hanno iniziato con l’intento esplicito di denunciare le inadeguatezze sociali e con quello implicito di minare le prestigiose fondamenta del mercato dell’arte. Il piano era ridurre la distanza artificialmente creatasi tra il processo di produzione artistica –un processo tormentato, inquieto, sporco, faticoso– e gli ambienti elitari, sterili e asettici all’interno dei quali l’arte viene attualmente divulgata. L’intenzione, almeno quella, li accomuna. Ma guai a chiamarla female-Banksy. “È l’esempio perfetto del fatto che viviamo in una società dominata dagli uomini” dice. “Loro fissano il benchmark di riferimento e le donne vengono giudicate in base a quello. Ero una fan di Banksy (da lei definito il male-Bambi, ndr), ma il mio vero idolo è la suffragetta Emily Davison, una donna capace di lottare e dare la vita per la propria causa”.

Bambi è contenta che la street art riceva finalmente l’attenzione e il riconoscimento che merita. Non per il compenso, sia chiaro, ma per ciò che rappresenta: una forma d’arte con un messaggio sociale, che può essere prodotta da chiunque abbia a portata di mano una bomboletta, un muro e una certa propensione al rischio d’arresto. Non è altrettanto entusiasta Paul Jones, gallerista e commerciante d’arte che per oltre trent’anni ha rappresentato e sponsorizzato la street art. “Sono stato uno dei primi a prenderla sul serio, al punto di portarla nella mia galleria. Banksy è spesso venuto qui a dare un’occhiata. Ora, però, ho l’impressione che stia diventando una farsa. Ciò che si vede oggi in giro è il rimaneggiamento di qualcosa che esisteva già. Sono l’innovazione e la sperimentazione a dare un senso alla street art”.

Innovazione, sperimentazione, e soprattutto il fatto che di “attenzione e riconoscimento” la street art non dovrebbe sapere cosa farsene. L’attività di Bambi, in particolare i prezzi stellari delle sue opere e la crescente popolarità che queste stanno acquisendo tra l’entourage hollywoodiano, potrebbero avere un significato molto meno cerbiattesco del suo soprannome. A prima vista sembrerebbe che il fenomeno britannico nato per dare voce ai più alienati urban outsiders si stia trasformando in qualcosa di inflazionato e modaiolo, in un capriccio decorativo di milionari pseudo alternativi. La stessa Bambi sostiene, non si sa bene da quale pulpito, che l’arte dovrebbe essere fatta dalla gente e per la gente, resa gratuita, accessibile a tutti e libera di circolare per strada. Fatto sta che la sua, di arte, è venduta per migliaia di sterline al pezzo. Proprio a quei soggetti che era nata per criticare.