Bambi, la Banksy al Femminile Che Sta Conquistando Tutti (o Quasi)

“Devo mantenere l’anonimato per questioni di sicurezza. Mi piace divertire le persone con la mia arte, ma so che quello che faccio è illegale (in gioventù è stata arrestata a Islington e ha trascorso qualche notte in carcere, ndr); so che è un crimine penale e la cosa mi rende molto nervosa mentre lavoro, spesso alle prime luci dell’alba. Il problema è che non sono mai stata in grado di resistere a un muro bianco”. Si definisce una femminista convinta, che considera il proprio lavoro una vera e propria crociata sociale. “Essere un’artista significa avere libertà creativa” sentenzia, per poi incalzare “voglio salvare il mondo, questo è il motivo per cui le tematiche sociali sono sempre presenti nei miei lavori. È facile vivere con i paraocchi, ma non è né appagante né utile all’umanità”. Sagge parole. Da cosa trae cotanta ispirazione? Per sua stessa ammissione, dal mondo delle celebrities, dalla moda, da “glossy adverts in magazines like Vogue” e dal gossip. Rischiando di suonare poco socially committed, aggiunge di prendere spunto anche “da riflessioni personali su gravi questioni femminili a livello globale, come l’infibulazione”.

Fino a qui tutto bene. Forse. Perché c’è qualcosa, di Bambi, che non convince. Il profondo coinvolgimento socio-politico di cui si fa portavoce sulla carta -con tanto di nobile intento salvifico per la specie umana- è quasi totalmente assente sulla tela. O meglio, sul cemento. Le sue fonti d’ispirazione sembrano quasi frivole, così come il tenore delle opere che realizza e dei committenti che ne fanno richiesta. Sì, ha piazzato un Ratzinger stilizzato con la scritta “Rude Pope” vicino a una cabina telefonica di Londra, in un altro stencil ha sostituto i cinque cerchi olimpionici con cinque piccoli simboli della pace, ha realizzato la sagoma di un ragazzo con un cane al guinzaglio che simboleggia un ex soldato afghano affetto da trauma postbellico. Ok. Ma manca qualcosa. Manca totalmente quella nota provocatoria in Banksy invece così palese. Mancano l’irriverenza, l’astuzia, il sarcasmo, la denuncia. Manca il magnetismo, quello che tiene incollati a un qualsiasi lavoro di Banksy per almeno dieci secondi prima di poterlo capire. E per altri dieci prima di realizzare di non averlo capito, rimettendo in discussione la propria prima impressione, il proprio pensiero, i propri più solidi capisaldi ideologici. Il lavoro di Bambi non fa riflettere, non fa arrabbiare, non fa sorridere né realizzare l’importanza di una realtà fino a poco prima trascurata. È piuttosto una rivisitazione in chiave leggermente grunge della pop art.