Bucarest, un Giorno alla Fondazione Parada

Franco ci accoglie in un angolo della stanza, accanto a una finestra. Ci accomodiamo e facciamo due chiacchiere. Dalle sue parole si evince tutto l’amore che ha per il progetto e per quei ragazzi. Ci racconta le loro storie, la difficile realtà che l’associazione si impegna a combattere quotidianamente e le difficoltà nel reperire i fondi necessari a dare a quei ragazzi tutto il supporto necessario. “Qui i soldi non bastano mai. Abbiamo di tanto in tanto qualche progetto finanziato da qualche ente o azienda importante, ma per dare un vero supporto a questi ragazzi servirebbe una struttura diversa e molto più personale. Ora facciamo quello che si può con quello che abbiamo”. Si accende una sigaretta. “Mettiamoci vicino alla finestra, non è carino fumare con loro qui. Per carità, poi si tirano due chili di colla al giorno…(sorride, ndr)”. Percepisci tutta la sua passione dal modo in cui ci racconta le attività e i progetti del centro. “Stiamo lavorando per prendere un edificio fuori dalla città, in modo da costruire un dormitorio, che dia a questi ragazzi anche un posto dove fermarsi la notte. Il lavoro che facciamo al centro diurno non sarà mai completo se la sera gli permettiamo di tornare in strada”.

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Tra una battuta e l’altra, veniamo circondati dai ragazzi, che, forse attratti da noi e dalla nostra curiosità, riconoscono la novità e vogliono farne parte. Tra loro c’è Alina, la ragazza che ci ha accolto. Franco ci parla di lei, dei suoi problemi di salute, dovuti, con ogni probabilità alla condizione in cui ha vissuto per anni. “Voi la vedete così, piccolina, ma Alina ha 32 anni. La condizione di malnutrizione a cui è stata soggetta e l’uso di droghe hanno inciso sull’ormone della crescita”. Alina oggi è un po’ il faro di Parada. Di giorno lavora presso un affittacamere a basso costo del centro. Ha barattato vitto e alloggio con un lavoro da inserviente nella struttura. “Almeno ha un posto dove stare la notte”. Inoltre, nonostante i problemi di salute, Alina è il fiore all’occhiello degli spettacoli. “Ha il lupus. I medici non riescono a capire come, nonostante tutto, riesca a trovare la forza di allenarsi e lavorare in questo modo. Dev’essere la forza di volontà” dice Franco.

Le piaghe più grandi che affliggono i beneficiari del centro sono la droga, la sieropositività e la povertà. C’è chi tira colla tutta la notte e poi viene qui in tarda mattinata perché prima è “troppo fatto” per muoversi e chi, invece, vive ancora nei canali con la famiglia e di giorno, al centro diurno, ha trovato una vera e propria casa. “E’ una brutta situazione – ci dice Franco – e pensate che vengono qui di loro spontanea volontà. La loro alternativa è stare in strada a non fare nulla o a farsi di colla tutto il giorno. Alcuni portano i segni degli abusi di droga. Una gran parte ne è persino uscita con delle disabilità. Ci sono studi secondo cui l’abuso di queste sostanze incide sul presentarsi o meno di malattie neurodegenerative, come la SLA”. Una piaga, quella della tossicodipendenza, che colpisce un gran numero di minorenni che abitano in strada. “Chi vive sui marciapiedi, di solito, sono i bambini più dotati. Quelli che a 7-8 anni si rendono conto, in piena autonomia, della situazione familiare e decidono di andarsene. La droga, purtroppo, è solo una delle conseguenze. Spesso tirano colla perché vogliono sentirsi parte di qualcosa, di un gruppo di coetanei in questo caso. Noi qui cerchiamo di offrirgli un’alternativa. Un posto dove venire a fare dei laboratori, delle attività, ma anche una doccia o un pasto”.

Franco si propone di guidarci alla scoperta dei luoghi più frequentati della struttura. Il pezzo forte è la Sala de Animatie, dove si svolgono le attività circensi. Qui oltre a uno spazio modesto dove allenarsi, notiamo un sacco di vestiti appesi alle sbarre per le trazioni. “Li mettono qui ad asciugare quando sono bagnati” ci dice Franco.

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I laboratori per oggi sono conclusi e i ragazzi si sono spostati al piano inferiore. Tra chi termina i propri compiti, chi si guarda qualche video degli spettacoli caricati su Youtube e chi, invece, si beve una bibita, la giornata volge al termine.

Anche questa sera la maggior parte di loro tornerà a popolare angoli di strade o canali, alla ricerca di un posto caldo dove passare la notte. Noi, dopo alcune ore in loro compagnia, salutiamo Franco e i ragazzi e lasciamo la struttura. Nello scendere al piano inferiore, i nostri occhi si posano sulle foto appese alle pareti. Ritratti di bambini sorridenti e di spettacoli, foto di canali e miseria. Per quanto amore e passione ci possano mettere i volontari e gli operatori del centro, te ne vai con la convinzione che, forse, non sarà mai abbastanza.

E’ la realtà dei bambini di Bucarest. La triste eredità delle politiche di regime di Ceausescu. Una generazione che la società romena deve accettare di aver perduto.

 

Testo di Federico Ciapparoni
Fotografie di Niccolò Battaglino