Dati Allarmanti per gli Atenei del Sud: Crolla il Numero di Iscritti

Entriamo nel merito della questione; risulta che dal sud siano pochi i giovani disposti a studiare, a mettersi in gioco, e in merito potrebbero influire milioni di fattori culturali, sociali, attitudinali, sebbene questo diventa un dato allarmante quando a surclassare tutte le motivazioni vi è il non riporre fiducia e aspettative in ciò che viene dato. La soluzione a questo radicale declassamento della aule universitarie non credo possa rientrare nelle competenze di un giornalista, né di un economista perché, ritengo, ci siano dei fattori cognitivi che non vengono considerati e che, spesso, tendono a giocare a svantaggio delle più variegate situazioni. Inoltre ci sono pregiudizi come “le pubbliche sono più difficili delle private” e tanti luoghi comuni che non si riescono ad abbattere perché si sa, in Italia se c’è una cosa che funziona bisogna assolutamente criticarla e trovare del marcio anche quando questo è soltanto nella testa di chi lo pensa.

Ma se da una parte il modus operandi del sistema universitario italiano è sicuramente da rinnovare e reinventare per aspirare un giorno di entrare in cima alle uni-rankings mondiali, dall’altro lato è palesemente evidente quanta accettazione, svogliatezza e apatia ci sia nella maggior parte di coloro che dovrebbero battersi per il proprio futuro. Si tende a criticare piuttosto che migliore. Le critiche sono importantissime perché frutto di un connubio eccelso: intelligenza, motivazioni e esperienza sul piano pratico, tuttavia se infondate diventano un alibi pericoloso. Pertanto, alla fine di questo bilancio un po’ sbilanciato credo che accantonare per un secondo le motivazioni negative, seppur sicuramente valide, sia opportuno. E riflettere sul proprio futuro e sul fatto che una possibilità come quella di conoscere (per la quale milioni di uomini si sono battuti e hanno messo in gioco il dono più grande, ovvero la vita), oggi è data a tutti, nello stesso modo e sembra quasi che si voglia trovare il minimo pretesto per definirla come un qualcosa di “non abbastanza utile”.