America
In America Latina, Paesi come Brasile, Messico, Venezuela e Colombia hanno fatto registrare numerosi casi di discriminazione, violenza, disuguaglianza, conflitto, insicurezza e povertà, causando numerosi morti. Discorso simile per l’America centrale, dove a El Salvador, Guyana, Honduras, Giamaica, trinidad e Tobago e Venezuela si è sviluppato un profilo estremamente violento della criminalità. A meritare una menzione a parte sono anche Messico, dove sono state registrate migliaia di denunce per torture e maltrattamenti, oltre che esecuzioni extragiudiziali, e Cuba, dove, invece, la situazione circa la tutela dei diritti umani sembra essere a un punto di svolta. In Brasile, l’attesa per i Giochi Olimpici in programma quest’estate ha determinato un aumento e un miglioramento delle infrastrutture, con conseguente sgombero da parte delle forze di polizia delle zone più malfamate della citta di Rio de Janeiro. In Colombia, invece, proseguono i colloqui di pace tra il governo e le Farc, forze armate rivoluzionarie colombiane.
Al centro del rapporto di Amnesty International anche l’abuso di potere da parte delle autorità, che, anche se segnalati fortemente in paesi come Bahamas, Brasile, Cile, Repubblica Domenicana, Ecuador, Guyana, Giamaica, Trinidad e Tobago e Venezuela, ha caratterizzato il 2015 degli Stati Uniti, dove almeno 43 persone sono morte in seguito all’intervento della polizia.
Problematica importante anche quella che riguarda il riconoscimento di diritti legato al mondo LGBT. In Argentina nel 2015 diverse donne transgender sono rimaste vittime di omicidi rimasti irrisolti. Stessa situazione in altri Paesi, come Repubblica Dominicana, El Salvador, Guyana, Honduras, Trinidad e Tobago e Venezuela.
Asia
Medio Oriente escluso, anche il continente asiatico non ha chiuso il 2015 senza una menzione particolare da parte di Amnesty International. Cina, Cambogia, India, Malesia, Thailandia e Vietnam, infatti, hanno intensificato i controlli sul rispetto delle libertà fondamentali. Forti limitazioni alla libertà di espressione sono state registrate in Laos, dove le autorità hanno rafforzato i controlli sulla società civile. Cina, Maldive e Pakistan, invece, nonostante una tendenza mondiale verso l’abolizione della pena di morte, hanno fatto registrare nuove esecuzioni.
Anche qui, però, non mancano le buone notizie. Le Isole Figi sono diventate il 100esimo Paese abolizionista del mondo, mentre il parlamento della Mongolia ha approvato un nuovo codice penale, abolendo di fatto la pena di morte. Fatta eccezione per la Corea del Nord, dove il governo fa sapere di aver impedito a qualsiasi partito, giornale o organizzazione la possibilità di operare sul campo, negando ai cittadini persino collegamenti telefonici internazionali.
Torture e maltrattamenti sono stati registrati anche in Corea del Nord, Isole Figi, Filippine, Indonesia, Malesia, Mongolia, Nepal, Thailandia, Timor Est, Vietnam, India e Cina.
