Una motivazione dietro alle M&A farmaceutiche può inoltre essere una copertura dei tagli netti ai budget per la ricerca. Nel 2013, infatti, i membri della lobby americana delle case farmaceutiche, PHARMA, hanno speso 50 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, cifra che se confrontata con quella delle vendite equivale ad un misero 17,8 %.
Secondo i commentatori dell’Economist, qualcuno a Wall Street vede le spese in ricerca come distruttive di valore e quindi come bersaglio principale di tagli. In aggiunta, a parere di Carmine Ornaghi dell’Università di Southampton, le fusioni non hanno mai prodotto balzi avanti nel campo dell’innovazione e mai lo faranno. Al contrario, però, gli ottimisti sostengono che come avviene per le start up innovative, niente spingerà di più l’innovazione che il desiderio di essere acquisiti da una grande multinazionale.
