Gli Indipendentisti Scozzesi e i Loro Fratelli Europei

Anche in Belgio gli indipendentisti fiamminghi osservano attentamente il referendum in Scozia. Ma, secondo politologi e storici belgi, la vittoria del sì non dovrebbe provocare un big-bang nel paese, dove la questione dell'indipendenza delle Fiandre è per il momento messa tra parentesi dai suoi sostenitori per motivi di strategia politica.

Europa

Gli indipendentisti scozzesi hanno fan anche in Germania. Sono i i bavaresi del Beyernpartei. “Il mio sogno è diventare ministro degli Esteri della Baviera; questo significherebbe che il mio obiettivo politico è stato raggiunto”, ha dichiarato all'ANSA Florian Weber, presidente di un piccolo partito che dalla fondazione, nel 1946, si batte per lo sganciamento della regione del sud. Con il referendum in Scozia, Weber vede il suo sogno realizzabile: “Fino a poco tempo fa il separatismo bavarese non era preso sul serio, da quando è iniziato il dibattito in Scozia, proprio in vista del referendum, il tema è diventato legittimo, se ne discute”. E anche se la maggioranza dei bavaresi resta contraria all'indipendenza di Monaco, secondo un sondaggio recente “il 29% sarebbe a favore: un dato chiaramente in crescita se si pensa che un rilevamento di un anno fa dava conto di un 23% di favorevoli”. “In dieci anni potrei immaginare una Baviera autonoma in Europa”.

E in Italia? L'opposizione di lingua tedesca in Alto Adige tifa per il movimento indipendentista in Scozia. Per Eva Klotz (Suedtiroler Freiheit), il referendum dovrebbe essere da esempio per l'Alto Adige, ma “al governatore Kompatscher e alla Svp mancano la forza e il coraggio. Senza Roma risolviamo più facilmente i nostri problemi”. Secondo i Freiheitlichen, “il consiglio provinciale non è pronto per l'autodeterminazione, ma la maggioranza dei cittadini è pronta per uno Stato libero del Sudtirolo”.

Il referendum scozzese ha rianimato gli animi indipendentisti dei leghisti che non chiedono più l’indipendenza della Padania (definita in un editoriale di El Pais "una nazione immaginaria") ma del Veneto e della Lombardia. Il governo italiano ha però negato il referendum consultivo promosso dal Carroccio scatenando le ire del sindaco di Verona Flavio Tosi, del governatore Luca Zaia e di tutti i parlamentari veneti della Lega Nord. “Il divieto che ci è stato imposto - ha detto Tosi - è inaccettabile poichè si tratta solo di un atto consultivo utile solo per capire come la pensa la gente senza conseguenze giuridiche. Non si può vietare ai cittadini veneti di esprimere la loro opinione”. In Lombardia, dove si è tenuto un convegno dal titolo “Un referendum per l’Europa dei popoli. Il caso scozzese e le opportunità per la rinascita europea”, sono più cauti. “Il Veneto chiede l’autonomia. La nostra strada, quella lombarda – ha spiegato il presidente della regione Roberto Maroni – è però diversa. Noi non vogliamo l’indipendenza da Roma, noi vogliamo lo statuto speciale”.