Il Chirurgo Che Opera A 400 Km di Distanza

Il miglioramento delle connessioni internet e satellitari, poi, hanno allargato gli orizzonti permettendo di operare anche al di fuori della sala operatoria, addirittura da un altro ospedale o da un altro continente. È già del 2001, infatti, la prima operazione transatlantica condotta da New York su un paziente in Francia.

Quando Antari iniziò i suoi primi interventi con l’ausilio della robotica, però, l’ininfluente ritardo di ricezione di circa 175 millisecondi che si aveva operando nei pressi della sala operatoria, aumentava progressivamente con la distanza proporzionalmente anche ai rischi di interruzione di connessione. Oggi però questi gap sono sempre più ridotti e lo sviluppo della chirurgia robotica a distanza è tale che oggi si inizia già a parlare di telechirurgia spaziale, di robot a intelligenza artificiale e di operazioni di emergenza in situazioni critiche, come ad esempio nel caso di un passeggero che accusasse gravi problemi durante un volo aereo.

Certo è che ci sono da considerare per il futuro delle problematiche etiche e legislative dovute ai diversi sistemi sanitari mondiali e alle responsabilità mediche e personali in caso di un errore commesso da qualcuno che opera da una lontana e diversa giurisdizione. Inoltre tutto questo sembra già destinato a portare ad un ulteriore distanziamento nel rapporto medico-paziente, con malati che rischieranno di essere operati da dottori sconosciuti con cui non potranno avere alcun tipo di rapporto personale. Ma sono davvero, queste, problematiche così irrisolvibili?

Alla domanda se la telechirurgia potrà davvero essere il futuro della medicina Anvari ha risposto: “La scienza è già lì. Sono tutte le altre cose che ci stanno ancora frenando”.