Le implicazioni in termini di policy dei risultati sono, secondo i Goodmans, anch'esse "significative". Solitamente, l'utilizzo accademico che si fa dell'abbreviazione "et al" garantisce grande visibilità solamente all'autore principale dello studio, trascurando così l'importanza dei "co-autori". Mentre, "per quanto le molte attese citazioni che questo documento riceverà vi si riferiranno come Goodman et al. (2015) - si legge nelle conclusioni - tali citazioni forniranno la stessa quantità di pubblicità a tutti i suoi co-autori".
Come nella migliore delle tradizioni accademiche, anche in questo paper vengono offerti spunti per ulteriori sviluppi nello studio del fenomeno del co-autorato in economia: "Progressi in questo ambito sono sicuramente possibili" - concludono i Goodmans. "Potremmo imparare ancora molto se solo economisti come John Turner (University of Georgia, Lesley Turner (University of Maryland), Nicholas Turner (U.S Treasury Department) e Sarah Turner (University of Virginia) trovassero un modo per lavorare insieme. Nuovi sviluppi potrebbero anche venire dalle collaborazioni tra Janet Smith (Claremont McKenna College), Jeffrey Smith (University of Michigan), Jeremy Smith (University of Warwick), e Jonathan Smith (College Board), il cui lavoro potrebbe esplorare l'impatto sia della condivisione dei cognomi sia delle lettere iniziali dei nomi."
