“Io Sto con la Sposa”: Intervista al Regista Gabriele Del Grande

State portando il film anche in molte scuole. Come reagisce il giovane pubblico alla storia raccontata?

Il loro approccio alla storia è molto adulto. Una volta parlando con un ragazzo, mi ha rivelato di non ricordare se il film fosse in italiano o in arabo, a testimonianza di come (nonostante le difficoltà linguistiche, semplificate dai sottotitoli) sia la storia e la testimonianza dei protagonisti a monopolizzare l’attenzione dello spettatore, anche dei più giovani.

Qual è il momento o la circostanza in cui si è emozionato di più durante il viaggio?

Non c’è stato un momento particolare. Tutto il viaggio, seppur durato solo cinque giorni, è stato un’autentica matrice di emozioni contrastanti. Ci sono stati momenti, soprattutto in prossimità del passaggio delle frontiere, in cui ci siamo chiesti chi ce lo facesse fare a rischiare così tanto, ma solo per la stanchezza, non per la finalità. Appena qualcuno sembrava sconfortato, qualcun altro mostrava razionalità e lo faceva tornare lucido. Poi ci sono state scene che mi hanno rubato il cuore, come il concerto di Manar a Marsiglia: vedere un ragazzino di 13 anni approcciarsi per la prima volta al suo sogno di diventare un cantante rap è stato molto emozionante. Vederlo così felice è stata una liberazione per tutti.

Avete avuto reazioni dal mondo politico italiano?

No, per il momento nessuno si è fatto sentire. L’indifferenza è una cosa che purtroppo contraddistingue il nostro Paese, ma andiamo oltre. Abbiamo rischiato tanto durante il viaggio, per le pene severe che i diversi Paesi applicano a chi viene colto in flagranza di un reato così grave come l’immigrazione clandestina. Ora il nostro obiettivo è quello di diffondere il film e portare al centro dell’attenzione un tema importante come questo.

La pellicola, che verrà trasmessa Venerdì 23 gennaio presso l’aula magna dell’Università Bocconi di Milano, grazie alla Fondazione Franceschi, sarà sicuramente una grande opportunità per farsi una propria idea sulla storia raccontata da Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry. Perché, come ci ricorda lo stesso Del Grande al termine dell’intervista, “fin quando non divulgheremo la bellezza prodotta dai popoli che oggi fanno solo paura, lo spettro della paura stessa non se ne andrà mai. Finchè l’altro non sarà bello ai nostri occhi, non riusciremo a pronunciare convintamente la parola Noi”.