“Io Sto con la Sposa”: Intervista al Regista Gabriele Del Grande

Com’è nata l’idea del film?

La nascita della storia è stata del tutto casuale. Nell’ottobre del 2013, appena tornato dalla Siria, sedevo al tavolo di un bar con Khaled (anche lui protagonista del film, ndr) e un giovane siriano, appena arrivato a Milano, sentendoci parlare arabo, ci ha chiesto a quale binario partisse il suo treno per Stoccolma. Scherzando con lui, ci è venuta in mente questa idea del film. Abbiamo coinvolto altri profughi e Antonio (Augugliaro, ndr), anche lui regista della pellicola, e da lì è partita l’idea di inscenare un corteo nuziale per aiutarli a raggiungere la Svezia. Dall’idea alla partenza sono passate solo due settimane.

Come avete fatto, in così poco tempo, a organizzarvi e a finanziare le spese per la realizzazione?

Le spese del viaggio (circa 10.000 euro, ndr) le abbiamo anticipate noi tre registi. In questo modo le spese del viaggio e delle telecamere erano coperte. Abbiamo chiesto ad alcuni amici di aiutarci con le riprese, senza promettere un tornaconto economico, ma con la speranza di trovare altre persone che la pensassero come noi. Una volta tornati, le spese più grandi sono state quelle per il montaggio e per la diffusione del materiale. Abbiamo avviato una campagna di crowdfunding, che ci hanno detto essere la più grande d’Italia,  e abbiamo raccolto circa 100.000 euro. I soldi sono arrivati da più di 2.500 donatori italiani e anche da oltre 30 Paesi.

Come sta andando la proiezione?

Benissimo! Solo ad oggi abbiamo portato Io sto con la Sposa in 228 città, raccogliendo l’affetto e il sostegno di più di 100.000 spettatori. Abbiamo portato il film anche oltre i confini nazionali e in Paesi che un tema come l’immigrazione lo sentono parecchio, come Svizzera, Brasile, Germania, Messico.