Watson, Verso la Nuova Era del Cognitive Computing

Watson “pensa” ed esattamente come l’uomo, si nutre. Mangia dati, Big Data per la precisione. Più dati non strutturati riesce ad assimilare e maggiore sarà il risultato strutturato che riuscirà ad ottenere. A Watson piace mette ordine.

Tutto questo, però, può anche fare paura. Soprattutto a chi vede nell’evoluzione tecnologica la fine del lavoro umano. Perché di film nei quali le macchine distruggono l’uomo e si impadroniscono del mondo, ne abbiamo visti un sacco. Film, appunto. La realtà, seppur mischiata a quella virtuale, è un’altra. Watson non vuole prendere il nostro posto (ci ha pensato bene!). Vuole (solo) darci una mano, aiutarci a dimostrare la nostra intelligenza, dandoci l’opportunità di occuparci del risultato e non dell’elaborazione e della gestione di una quantità di informazioni e dati ormai inestimabili.

Un alleato insomma, non un nemico. E come in tutte le cose, saranno l’uomo e la sua intelligenza a decidere come utilizzare il potenziale a disposizione, trasformandolo in difficoltà o in opportunità. Watson, il primo Watson, disse che i problemi del mondo potrebbero essere facilmente risolti se solo gli uomini fossero disposti a pensare.

Forse è arrivato il momento di “Think”.