Di necessità virtù
Lo stesso anno l’Industrial Designers Society of America, organizzazione no-profit per la promozione del design, ospita una conferenza proprio a San Francisco: tutti gli hotel sono prenotati e gli affitti alle stelle. Chesky e il suo coinquilino nonché compagno di studi Joe Gebbia non possono più permettersi di pagare il canone dell’intero appartamento e decidono di affittare la casa per soldi. Perciò, acquistano tre materassi ad aria e inventano un nuovo business model, il portale “Airbed and Breakfast”: il servizio si sostanzia nell’affitto di abitazioni private che altrimenti rimarrebbero inutilizzate.
Ogni proprietario è libero di registrarsi al portale per offrire in affitto ai viaggiatori una camera o un intero appartamento. Il fenomeno, meglio conosciuto come sharing economy, è in fermento già da tempo per creare una via alternativa ai canali tradizionali: Airbnb si affianca perciò alla classica catena alberghiera sempre più dispendiosa come Uber è un’alternativa al classico taxi. In poco tempo il sito Web prende piede: oltre 60 milioni di utenti, 34 mila città in 190 Paesi si affiliano al portale.
Da virtù ad azienda
È il febbraio 2008 quando il piccolo giro d’affari nato per necessità finanziari diventa una vera e propria azienda: Chesky fonda Airbnb con l’aiuto di Nathan Blecharczyk, architetto e alumnus di Harvard, e Joe Gebbia. Una volta suddivisi i ruoli aziendali, è giunto il momento di reperire fondi per finanziare la neonata start-up.
È comunque il 2008, siamo comunque in America ed è tempo di elezioni: Obama e McCain si contendono la presidenza degli Stati Uniti d’America. Quale occasione migliore se non stupire gli investitori con un’edizione speciale di cereali chiamata “Obama O’s” e “Cap’n McCains”? Mossa astuta, che permette ad Airbnb di ottenere il favore dell’acceleratore Y Combinator.
Solo nel primo anno di vita, Chesky e il suo team riescono a gettare delle solide basi locali e a internazionalizzare la sua azienda aprendo diversi uffici in Europa.


