“Inquinare Non è Mai Stato Così Costoso”: Le Catastrofi Naturali Inserite nel Costo Sociale della CO2

Ma come vengono determinati nello specifico i costi sociali della CO2? Tengono realmente conto di tutte le possibili implicazioni delle emissioni dei gas serra? Stando al recente studio condotto da Aart de Zeeuw, professore di Environmental Economics alla Tilburg University e Rick van der Ploeg, professore di Economics a Oxford, il quadro potrebbe essere più complesso del previsto.

La maggior parte dei metodi di valutazione - tra cui Nordhaus 2008 (1), e lo stesso Stern 2007 - calcolano i costi sociali della CO2 con il valore attuale netto dei danni marginali stimati per la produzione economica derivanti dall'emissione di una tonnellata addizionale di anidride carbonica. "Comunque - puntualizzano i due economisti - il surriscaldamento globale ha molti effetti non marginali sia per l'economia sia per il ciclo dell'anidride carbonica. Le catastrofi climatiche possono portare ad improvvise inondazioni, uragani, desertificazioni, e carenze d'acqua". Tali cambiamenti nelle dinamiche sistemiche, dal carattere talvolta "irreversibile", sono comunemente definiti "passaggi di regime" - un "punto di non ritorno", come lo chiamano Aart de Zeeuw e Rick van der Ploeg, dal quale "è molto difficile, se non impossibile, tornare indietro."

Le probabilità che si raggiungano questi "punti critici", in cui si verificano le calamità naturali, non sono esogene, ma aumenteranno in genere al crescere delle quantità di gas serra presenti nell'atmosfera e della temperatura. Dal momento che il surriscaldamento globale conduce ad un aumento del rischio di catastrofi climatiche, deducono i due, "le politiche dovrebbero essere progettare per limitare tali rischi non-marginali". In tale contesto, concludono, "le solite analisi costi-benefici dei modelli di valutazione integrata esistenti ci mettono sulla strada sbagliata."