L’Economia Sperimentale del Burning Man Festival: Tra Utopia e Realtà

Un sistema alternativo - sia al baratto sia alle regolari transazioni di mercato - che, a detta di Larry Harvey, il fondatore del festival, è stato adottato perché "i partecipanti non erano disposti a prendere le distanze gli uni dagli altri attraverso transazioni economiche". "Il Burning Man è come un grande picnic di famiglia", ha specificato Harvey in un'intervista concessa al The Atlantic. "Venderesti della roba ad un picnic di famiglia? No, la condivideresti".

Nonostante ciò, mentre le dimensioni ed il riconoscimento globale della manifestazione continuano a crescere di edizione in edizione, così come l'impatto che questa ha sull'economia del Nevada, emergono dubbi circa la possibilità che tali principi economici sperimentali possano trovare spazio al di fuori di Black Rock City, nel "nel mondo di default", come vi si riferiscono i membri della comunità del Burning Man. Secondo lo stesso Harvey, il quale, in questo senso non nasconde il proprio scetticismo, "il termine 'economia del dono' è, e non è [allo stesso tempo], un ossimoro". Da una parte, "non può essere un'economia autosufficiente, perché basa la propria esistenza su mercati già esistenti. In realtà non genera ricchezza in sé, la maggior parte della quale proviene da al di fuori il Burning Man sotto forma di camper, tende, generatori e vestiti. In questo senso - prosegue - non siamo neanche vicini a descrivere, esporre, o partecipare ad un'economia che si basa veramente sul dono". Dall'altra "quello che abbiamo - conclude il fondatore dell'iniziativa - è un'interessante cultura del 'dono' - e questo è importante".

E' importante, aggiungo io, ed onorevole, ma non può di certo costituire un'alternativa a quello che i burners chiamano criticamente "mondo di default". In un certo senso è un'illusione. Il Burning Man non  costituisce in realtà un mondo economicamente alternativo, ma svolge una funzione d'intrattenimento in quello già esistente. E' una valvola di sfogo, non una rivoluzione.

(1) Cheal, David J (1988), The Gift Economy, New York: Routledge. pp. 1–19.