Perché la Cina non Teme la TPP

Attraverso un rilancio dell’antica Via della Seta, la Cina guarda sempre più all’Europa e secondo la CNBC questo legame potrebbe tradursi in futuro in un patto di libero scambio, mentre un accordo bilaterale sugli investimenti dovrebbe realizzarsi entro la fine del 2016 (un simile accordo tra Obama e Xi Jinping è invece in stallo). L’Europa, impegnata nelle negoziazioni con Washington per la Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) e inoltre è fuori dalla TPP, anche perché molte delle sue condizioni non sarebbero accettabili per l’Eurozona. Un patto di libero scambio con la Cina potrebbe interessare molto a Bruxelles: nel 2014 il commercio bilaterale ha raggiunto i 467 miliardi di euro, rendendo la Cina il maggior partner commerciale dell’UE.

Intanto, il ruolo finanziario di Pechino sembra sopraffare quello degli Stati Uniti anche nella stessa Asia Orientale dove essi cercano l’egemonia: un articolo del New York Times cita un rapporto dell’Inter-American Dialogue, un think tank statunitense, secondo cui la China Development Bank e la Export-Import Bank of China erogano più prestiti nella regione rispetto a Banca Mondiale e Asia Development Bank combinati.

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ttpi cina

Secondo un’analisi di David Dollar sul blog della Brookings Institution, le due iniziative strategiche e commerciali devono necessariamente essere viste come complementari per l’integrazione commerciale globale: la Silk Road fornisce un “hardware” di commercio e investimenti che si completa necessariamente con il “software” della TPP: abbattimento delle barriere commerciali, servizi, armonizzazione di varie regolamentazioni al libero commercio. L’articolo chiude con ottimismo su un rafforzamento delle istituzioni e una maggiore integrazione promossi dalla competizione sino-americana. Di fatto però, tutto dipende da quanto i due Paesi saranno disposti a dialogare per mettere concretamente in sinergia le reciproche iniziative.

L’interrogativo fondamentale riguarda le modalità con cui Pechino e Washington si divideranno il potere nell’area dell’Asia Pacifico. Questo dipenderà anche dall’atteggiamento americano verso la propria presenza militare nell’area. La risposta cinese sarà altrettanto significativa: secondo alcuni osservatori, se l’economia continua a rallentare si potrebbe osservare una reazione negativa alla TPP, con all’interno maggiore supporto alle imprese statali e più rigidezza, all’esterno un’escalation di aggressività a livello regionale.