Presente e Futuro del Mercato Musicale

Diritto d'autore miniera d'oro

Mentre la percezione comune del settore musicale coincide spesso con le vendite di album, sia fisici che digitali, queste rappresentano letteralmente soltanto la punta di un iceberg complesso ed articolato che conta per il 9% del valore dell’industria culturale. Pensiamo ad esempio a discoteche e piano bar, dove intorno alla musica gravitano numerose attività che fanno totalizzare ricavi per circa 1,1 miliardi di euro. Oppure alla musica dal vivo, che con le esibizioni negli stadi di grandi interpreti ha assistito ad aumenti notevoli sia del numero di spettacoli (+26% in un anno) sia degli incassi (+30% in due anni). Elemento comune è il ruolo fondamentale del diritto d’autore: dei 563 milioni di euro raccolti da SIAE, il settore Musica è quello che genera più risorse, con circa l’80% del totale.

I numeri hanno tutti segno più. Mentre le vendite dei dischi sono in picchiata, gli ultimi dati di Assomusica dicono che nel 2014 gli ingressi nei concerti dal vivo di tutta Italia sono aumentati del 5% e gli incassi del 6 per cento. A trainare sono i grandi nomi del rock, del pop e del metal. Eventi live che riempiono stadi, anfiteatri, palazzetti e luoghi storici, come il Circo Massimo di Roma, di centinaia di migliaia di persone. E che dietro hanno un mondo fatto di società di promoter e organizzatori sempre più schiacciati dalla presenza ingombrante delle grandi multinazionali. Una torta da 400 milioni di euro l’anno.

Nota lievemente stonata è quella dell’occupazione, che segna un arretramento generalizzato (pari a quasi il 6%) nel numero di occupati diretti. In controtendenza è l’aumento dell’11% fra gli occupati nel settore dell’insegnamento musicale, nonostante la leggera contrazione nel numero di nuovi iscritti.

Nel 2014 il mercato fonografico italiano viene considerato tra i primi 10 mercati al mondo per valore dopo il Brasile con un consumo complessivo pari ad un ventesimo di quello statunitense

A trainare il comparto sono i formati digitale (+27%, per un totale di 43,2 milioni di euro) e fisico (+23%, per un valore di 50,7 milioni di euro): il vinile consolida la tendenza alla crescita, con un incremento del 74% che però ad oggi vale solo il 4% del mercato complessivo. Il 2015, dal punto di vista del repertorio, sarà ricordato come l'anno d'oro degli italiani, che hanno visto crescere le proprie vendite del 79%, al fronte di una performance piuttosto tiepida degli artisti stranieri, che hanno sostanzialmente confermato la propria capacità di penetrazione sul panorama tricolore arrestando la propria crescita all'1%.

Flaminio de Castelmur per @SpazioEconomia