I risultati della ricerca suggeriscono che, da una parte, i critici hanno stroncato circa il 10 percento dei film "scadenti" che i due ricercatori si aspettavano avrebbero ricevuto un giudizio positivo, dall'altra, quasi due quinti di film apparentemente "buoni", per i quali ci si attendeva una buona recensione, son stati aspramente criticati. Per fare qualche nome, Robert Denerstein, critico cinematografico free lance, è risultato il migliore, avendo sempre prodotto recensioni veritiere rispetto al proprio personale giudizio. Mentre quelle di Kyle Smith del New York Post si sono rivelate non conformi con i parametri di un "buon film". La ragione, sostengono i due economisti, è che, almeno parzialmente, i critici vengono inevitabilmente influenzati nel proprio giudizio dalle aspettative del grande pubblico, e tendono, quindi, a soddisfarle nelle proprie recensioni.
