Sport Made in USA: un Modello Vincente

Altro punto cardine le business sportivo d’oltre oceano sono gli stadi di proprietà, vero e proprio fiore all’occhiello delle franchigie, grazie ai quali si garantiscono introiti imparagonabili a quelli ottenuti dalle nostre squadre di serie A. Si pensi che da quando, nel 1999, l’NFL ha prestato alle proprie franchigie 1 miliardo di dollari per la costruzione di nuovi stadi, il reddito delle squadre è cresciuto del 336%, e che gli Houston Texans (giusto per fare un esempio) hanno firmato un contratto con la Relyant Energy la quale, per associare il proprio marchio al nome dello stadio (il Relyant Stadium), verserà nelle casse dei texani ben 310 milioni di dollari per 31 anni.

Ultimo punto di forza sono gli elevati profitti dal merchandising, da cui guadagnano il quintuplo rispetto alle squadre italiane, e l’incisività sui mercati esteri, sia europei che asiatici: ad oggi l’NBA vieni vista in 216 Paesi e il mercato in Cina è in crescita del 20% annuo.

È possibile emulare il modello statunitense per rilanciare il nostro movimento sportivo, che negli ultimi anni si trova in grande crisi? La risposta è positiva, anche se ciò comporterebbe un cambio radicale di mentalità e di cultura a cui il nostro paese non è ancora pronto, dopotutto sareste disposti a giocare il derby della Madonnina a Londra o Juventus-Roma alle 12 di pomeriggio per favorire il mercato asiatico?

Photo credit: ACOUSTIC DIMENSIONS / Foter / CC BY-ND