Da Krugman ai “Bocconi Boys”: Cosa serve per uscire dalla crisi?

Perché dovremmo volere più spesa pubblica?

Nel mezzo di una crisi economica il prodotto diminuisce e conseguentemente l’impiego e i redditi delle famiglie. Un aumento della spesa pubblica potrebbe sostenere la domanda aggregata facendo ripartire la produzione, l’impiego e così via. Questo è il primo aspetto della teoria keynesiana di cui Paul Krugman è un forte sostenitore.

Inoltre, lo Stato, oltre al consumo corrente, crea beni capitali attraverso i suoi investimenti (ponti, strade, scuole, ospedali, ecc). Molti di questi beni potrebbero difficilmente essere creati da imprese private per svariate ragioni. In un momento di stagnazione, investimenti strutturali potrebbero aumentare le fiducia di imprese e privati e far ripartire l’economia nel medio-lungo termine.

Paul Krugman

Paul Krugman, Premio Nobel per l’economia, Princeton University

 Perchè l’austerità fa male?

Una riduzione della spesa pubblica, diminuendo i redditi e distruggendo posti di lavoro, riduce la domanda aggregata. Inoltre, se l’austerity include un aumento della tassazione l’effetto sull’economia è addirittura peggiore. E’ quest’ultimo il dato principale emerso dagli studi di Alesina e Ardagna (1998,2010,2012): una politica di rientro del bilancio basata su una riduzione della spesa pubblica è associata ad una minor perdita di prodotto di una basata su un aumento delle tasse (si noti che "è associata a" non significa "causa"). Infatti, le tasse non solo sottraggono direttamente ricchezza agli individui, ma riducono anche gli incentivi all’attività produttiva.

Perché la spesa pubblica fa male?

Quando lo Stato consuma/investe nell’economia deve finanziarsi e per farlo ricorre allo stesso mercato dei capitali delle imprese private; data la sua grande mole, un’ulteriore domanda di finanziamenti da parte dello Stato aumenta il tasso d’interesse e riduce gli investimenti delle imprese private (la crowding-out hypothesis). Così, il potenziale di crescita dell’economia di riduce. Inoltre, la corruzione dei politici e il dirottamento dei fondi pubblici verso impieghi inefficienti diminuiscono la produttività aggregata nel lungo termine.