Gli impatti biofisici stimati sono stati integrati in un modello economico con lo scopo di valutare le implicazioni in termini di welfare domestico. La mortalità prematura ricopre più della metà delle perdite totali (120 miliardi di euro). Il surriscaldamento avrà un effetto diretto su mortalità e morbosità dal punto di vista di insufficienze respiratorie, cardiovascolari e renali; indiretto per le malattie trasmissibili tramite cibo o acqua. Ai danni salutari seguono quelli costieri (42 miliardi di euro). Al terzo posto per incidenza nelle perdite troviamo l'agricoltura (18 miliardi di euro). Le coltivazioni diminuirebbero per la maggior parte in Sud Europa, -20%.
Tutto questo solo nel caso nessuna azione per mitigare il riscaldamento globale venisse intrapresa. Per questo lo studio dipinge anche un altro scenario possibile, che si verificherebbe nel caso in cui venissero attivate politiche per ridurre l'effetto serra e l'aumento di temperatura venisse mantenuto al di sotto dei 2°, il target corrente internazionale. In questo caso la prospettiva è leggermente più ottimista perchè l'impatto climatico si ridurrebbe del 30% e le perdite di 60 miliardi di euro. Non solo, anche gli impatti biofisici si diminuirebbero drasticamente: le aree bruciate si dimezzerebbero e verrebbero risparmiati 23mila morti. Infine anche una buona notizia per l'Europa Meridionale: in questo secondo scenario i campi per le colture aumenterebbero, sottostando però ad uno spiacevole compromesso, l'aumento delle piogge.
