Il “Made in Cina” in Africa, la Lunga Rincorsa al Margine della Globalizzazione

Le strade per l’Africa

Proprio per far fronte sia agli aumenti salariali che all’aumento del prezzo dell’energia, molti imprenditori cinesi si sono diretti verso l’Africa. La manodopera africana è infatti abbondante, economica e facilmente addestrabile, inoltre in molti paesi alle aziende straniere che vogliono aprire, vengono offerti vantaggiosi incentivi finanziari.

Lo snodo cruciale di quest’operazione sono le infrastrutture. L’Africa non ha l’esperienza maturata dai cinesi durante la loro rapida ascesa nella produzione globale, quindi, per ovviare a questo gap, il Governo Cinese si è mosso da tempo nella costruzione d’infrastrutture. Nel solo 2013 più di 214mila lavoratori sono stati trasferiti in Africa per costruire autostrade, ponti, dighe e centrali elettriche. Questa è solo una delle ultime iniziative, perché Pechino ha messo piede nel continente africano da anni. Già al tempo di Mao, il Governo finanziò e realizzò imponenti progetti infrastrutturali, come la ferrovia che collega la Tanzania allo Zambia. I risultati di questi investimenti non si fecero attendere, negli anni novanta il commercio tra il Paese asiatico e il continente africano è cresciuto del 700% e dal 2001 gli investimenti cinesi in Africa aumentano ad un ritmo maggiore del 50% all’anno.