Isis, l’Economia del Gruppo Terroristico più Ricco al Mondo

Tuttavia, a detta dei funzionari arabi ed occidentali, risulta molto difficile quantificare a quanto ammontino i contributi delle attività domestiche di estorsione, così come quelle connesse alla vendita di petrolio, nel finanziamento dell'attività terroristica dell'ISIS - tanto quanto sembra risulti difficile per le nazioni occidentali adottare misure efficaci per limitarne l'approvvigionamento di risorse senza scatenare una crisi umanitaria. Come riferito da Douglas Ollivant, ex direttore del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti in Iraq,  al The Wall Street Journal, "sono estremamente creativi nel trovare fonti di finanziamento e possono operare indipendentemente da fonti esterne". Proprio perché "l'intera regione è una cash economy - conclude - è molto difficile tagliargli i finanziamenti".

Lo scorso mese, nel primo reale tentativo da parte della comunità internazionale rivolto ad arginare le fonti monetarie di sostentamento dell'ISIS, le Nazioni Unite hanno inserito nell'elenco delle sanzioni sei cittadini coinvolti nelle attività di reclutamento e finanziamento per conto della cellula terroristica, imponendo loro un divieto di spostamento ed il congelamento dei beni. "Un passo positivo, ma retorico", secondo un diplomatico occidentale di alto livello, intervistato dal WSJ.

Proprio come un medico impegnato nell'estirpare un cancro da un paziente senza danneggiare i "tessuti sani", ulteriori misure atte ad interrompere il meccanismo economico che alimenta lo Stato Islamico, dovranno essere implementate in maniera precisa, pesando il potenziale impatto che potrebbero avere sulle popolazioni locali. Come conferma Alexander Evans, a capo del team delle Nazioni Unite dedicato ad investigare le fonti di finanziamento dell'organizzazione,  "le eventuali nuove sanzioni dovranno essere calibrate in modo da limitare i finanziamenti dell'ISIS, rispettando i bisogni umanitari delle persone che soffrono sotto il suo controllo."