La ALS Ice Bucket Challenge Vista dagli Occhi di un Economista

In un recente articolo pubblicato sul Time, Jacob Davidson, il cui padre è morto di SLA, ha avanzato le proprie perplessità circa la natura della sfida stessa, e come questa possa conciliarsi con l'enorme ammontare di fondi raccolti. "Vuoi aiutare la battaglia contro questa malattia? No? Bene, allora faresti meglio a gettarti dell'acqua fredda in testa", scrive Davidson, interpretando quella che considera una perversa struttura di incentivi costruita attorno alla compagna di sensibilizzazione. "La sfida sembra anche suggerire che aver freddo, esser bagnati e scomodi è preferibile a combattere la SLA", conclude il reporter. Mentre William McAskill, ricercatore di filosofia morale presso l'Emmanuel College di Cambridge, in un articolo pubblicato su Quartz, punta il dito sul problema del cannibalismo dei finanziamenti: "$3 milioni in donazioni non escono fuori dal nulla. Le persone in media hanno un limite quando si parla di donare per una buona causa. Se qualcuno dona $100 alla ALS Association, sarà probabilmente meno volenteroso nel donare ad altri enti di beneficenza". La questione è decisamente complessa.

La ALS Ice Bucket Challenge - una moderna catena di Sant'Antonio dove sembrano convergere filantropia, cultura virale e attivismo da hashtag - per la propria stessa natura, e per la visibilità che questa gli ha garantito, è entrata prepotentemente al centro di un dibattito pubblico, da cui la maggior parte delle altre campagne di beneficenza erano rimaste escluse, attirando commentatori da ogni settore, compresa l'economia.  "L'intero fenomeno è [infatti] - a detta del Prof. Florian Ederer della Yale School of Management - una delizia  per gli economisti, in quanto vi sono molte prospettive con cui può essere analizzato: la crescita esplosiva, la potenziale esclusione di altre donazione, la questione di come sfruttare le sfide sociali per le donazioni di beneficenza nel futuro ecc.."