Psicologia del Business Cycle: Perchè i Boom Economici Non Ci Rendono Più Felici

Quella che De Neve definisce come la "storia che non viene raccontata della recessione", sembra essere il corrispettivo macroeconomico di un altro principio che vige dagli anni '80, grazie al contributo di Kahneman e Tversky, nella microeconomia: l'avversione alle perdite - ossia la tendenza umana a percepire maggiormente le perdite dei guadagni. Un caso esemplare, in questo senso, sembra essere, secondo l'analisi dei due economisti, la Grecia: Durante la rapida espansione dell'economia occorsa tra il 1981 ed il 2008, l'indice di soddisfazione è cresciuto dal 5 al 10 percento, mentre, in seguito allo scoppio della recessione, questo è sceso sino ai livelli più bassi mai fatti registrare.

Tale scoperta sembra anche offrire la possibilità di una rivisitazione del lungo dibattito sul rapporto tra crescita economica e benessere e porre fine al controversia che, negli ultimi dieci hanni, ha visto sfatare, difendere, e successivamente sfatare di nuovo, il paradosso di Easterlin - noto anche come "paradosso della felicità". Concetto chiave nell’happiness economics, il paradosso sviluppato dall'economista Richard Easterlin negli anni '70 spiega che "nel lungo periodo, l'aumento del reddito non è correlato ad una maggiore soddisfazione" - il vecchio proverbio "i soldi non fanno la felicità". In questo senso, i due economisti hanno rilevato che "quando si considerano i dati di lungo periodo disponibili per la copertura di un intero business cycle, i rapporti sul benessere non crescono nella maggior parte delle nazioni economicamente sviluppate del mondo, nonostante il loro GDP sia quasi raddoppiato nel corso degli ultimi quattro decenni."