Russia e Export di Gas, I Sintomi di Un “Male Olandese”

Ciò non era, tuttavia, l'unico disturbo connesso al "male olandese". L'estrazione di gas era all'epoca, come lo è tuttora, sostanzialmente un'attività ad alta intensità di capitale che tende a produrre pochi posti di lavoro. L'allora governo olandese, nel tentativo di fermare una troppo rapido apprezzamento della valuta nazionale, decise quindi di mantenere bassi livelli dei tassi di interesse, spingendo così gli investimenti fuori dal paese.

Il dibattito, come spesso accade in economia, rimane comunque aperto. Molti economisti protestano contro la negativa accezione assegnata alle dinamiche sopra descritte, appellandosi alla buona vecchia teoria dei vantaggi comparati, la quale prescrive che, in contesti di commercio internazionale, le economie devono specializzarsi nelle produzioni in cui sono più efficienti. La realtà, al di fuori dei modelli teorici, è però che i Paesi ricchi di materie prime tendono ad avere difficoltà. Secondo i risultati raccolti da una recente ricerca sull'argomento, sono infatti i 97 paesi in via di sviluppo con un più alto rapporto export di risorse naturali/PIL che hanno sperimentato i tassi di crescita più bassi nel periodo tra gli anni '70 e gli anni '80.

L'attenzione è ora tutta per il nuovo paziente, la Russia, la quale fa affidamento per oltre il 70 percento del proprio export ed il 50 percento del budget federale a disposizione su materie prime, quali gas e petrolio.