Russia e Export di Gas, I Sintomi di Un “Male Olandese”

Per quanto tale drastica svalutazione del rublo potrebbe condurre a svariate conseguenze, la maggior parte degli analisti si trovano d'accordo nell'affermare che, almeno stavolta, un rublo debole potrebbe portare degli inaspettati benefici ad un'economia che ha sinora mostrato i classici sintomi del cosiddetto "male olandese". Il termine per tale "patologia" fu coniato nel 1977 dal The Economist per descrivere il declino del settore manifatturiero nell'economia olandese registrato dopo la scoperta di un bacino di gas naturale nel 1959, e la successiva istituzione della "N.V Nederlandse Gasunie" - la più grande partnership tra settore pubblico e privato del mondo, a cui presero parte la Esso (l'attuale ExxonMobil), la Shell e il governo olandese.

Al tempo lo staff della rivista inglese notò un inaspettato contrasto tra quella che era la "sicurezza esterna" dell'economia ed i suoi "disturbi interni": Mentre le esportazioni erano in evidente aumento, la disoccupazione era salita dall'1,1 al 5,1 percento in soli sette anni, e gli investimenti alle imprese stavano sperimentando una severa battuta d'arresto. Il dilemma fu risolto una volta considerato l'elevato valore del fiorino, l'allora valuta olandese. "Le esportazioni di gas - riporta la rivista - portarono ad un influsso di moneta straniera, che aumentò la domanda per il fiorino, rendendolo così ancor più forte. Ciò rese gli altri comparti dell'economia meno competitivi sui mercati internazionali".