Se l’Europa Non Compra Più, Mosca a Chi Venderà il Gas?

Da diverso tempo queste misure, che hanno un impatto politico spesso limitato ed un effetto economico quasi sempre iniquo, sono al centro di un complesso dibattito parlamentare per l’impatto negativo che si prevede avranno, in ragione delle contro-sanzioni del Cremlino,  sulle esportazioni italiane, specialmente nel settore agroalimentare.

Le imprese europee rischiano di subire contraccolpi dalle contro-sanzioni annunciate da Putin in risposta a quelle europee. Come richiesto dal vicepresidente vicario del Parlamento europeo, Antonio Tajani, una parte dei 150 miliardi stanziati dalla Ue nel documento di politica industriale 2014-2020 potrebbe essere destinata ai settori che rischiano di essere colpiti maggiormente dalle contro-sanzioni russe.

Ma se torniamo all’infografica forse possiamo introdurre una chiave di lettura alternativa. E’ chiaro che la maggior parte delle esportazioni contabilizzate nei dati elaborati dall’ISPI siano costituite dalle forniture di gas, la potente arma di ricatto che il Cremlino ha giocato con cadenza quasi annuale negli ultimi 10 anni nei confronti dei Paesi della nuova e vecchia Europa.

E’ certamente vero a questo proposito che la Russia è il nostro maggiore fornitore di gas, visto che soddisfa circa un terzo della domanda europea, con la metà di questo gas che arriva all'Ue transitando dal territorio ucraino.