Paradossalmente questo genere di turismo di propaganda comunista è diventato anche un'ottima fonte di profitti. Solo lo scorso anno, 786 milioni di turisti hanno visitato i siti rivoluzionari, il 17,3 percento rispetto all'anno precedente, generando ricavi per 198,6 miliardi di yuan, con un aumento del 19,1 percento, secondo l'Amministrazione Nazionale del Turismo.
Tuttavia la Cina non rappresenta soltanto il luogo in cui si generano queste contraddizioni - dove la celebrazione dell’identità comunista di una nazione si risolve nella nascita di un nuovo business. A Pechino - per chi non se ne fosse ancora accorto - si celebra anche il divorzio tra mercato e democrazia. Una separazione da cui - rinnovando il paradosso - è nato un nuovo figlio: il capitalismo autoritario.
L'unicità nazionale può dirsi salva.
