Uber Economy, il Successo Sta Nell’Aumento delle Disuguaglianze Reddituali

Uber Economy e l’impoverimento

La App, che offre una rete di trasporti mettendo in comunicazione clienti con autisti attraverso gli Smartphone, è diventata un caposaldo di quella che viene definita Sharing-Economy, l’economia della condivisione che ha le sue radici nel web 2.0 nei social network  e nella logica del peer to peer. Ma a dispetto di quello che si potrebbe pensare, la chiave per il successo di questa App non è la tecnologia; ma bensì un elevato numero di persone attorno alla soglia di povertà.

Come sottolineato da un articolo sul sito Quartz, il successo di Uber ha scatenato una vera e propria rivoluzione, tanto che molte delle start-up che nascono nella Silicon Valley, che basano il loro progetto sul business “on-demand”, tendono tutte ad etichettarsi come “La Uber per X” o “Uber per Y”.  La narrazione convenzionale è questa: tramite gli smartphone, con i loro chip GPS e connessioni internet, aziende giovani ed intraprendenti stanno usando la tecnologia per collegare un vasto mercato disposto a pagare, a prezzi convenienti, piccole imprese o persone in cerca di lavoro flessibile.

In realtà ci sono solo due requisiti perchè un'economia di servizi on-demand funzioni, e nessuno dei due è un iPhone. Il primo è un mercato grande abbastanza da essere scalato, altrimenti sarebbe solo un servizio di autisti per ricchi, piuttosto che un cambiamento dirompente. In secondo luogo, e forse più importante, ci deve essere una grande classe di lavoratori disposti a lavorare a salari che i clienti ritengono convenienti e che gli intermediari, in questo caso Uber, considerano utile per i loro margini di profitto.