Ha quindi ancora senso basare la strategia economica di un paese sulla svalutazione competitiva?
E’ esattamente ciò che intendevo. Le svalutazioni competitive oggi difficilmente riescono ad avere un impatto sul breve periodo come avevano in passato, perché la funzione di esportazione è sempre più legata e strutturata dentro un rapporto contrattuale. Si stima che al giorno d'oggi circa l’80% dei flussi del commercio mondiale viene in qualche modo disciplinato da contratti che hanno come controparte un’impresa multinazionale. La controparte multinazionale di questi rapporti che, per definizione, tende a fare arbitraggio, ad oggi opera sul mercato seguendo logiche che possono essere molto diverse da quelle del prezzo puro (sulla qualità, sulla capacità di fornire un certo volume di prodotto con certi tempi di delivery ecc…). Ad un’impresa oggi non basta più costare di meno per essere competitiva, ma deve potersi inserire in questo sistema di relazioni complesse che conosciamo come Catene Globali del Valore. In tutta la letteratura economica, gli autori che parlano di svalutazione competitiva hanno come riferimento l’orizzonte temporale gli anni ’90. Perché il mondo è cambiato, dal 95-96 in poi, si sono costruite le varie “chain”, il commercio mondiale è cresciuto due volte più rapidamente del Pil, e la produzione internazionale è andata frammentandosi.
In un articolo recentemente pubblicato su lavoce.info, infatti lei vi si riferiva come ad una strategia che è il frutto di un’analisi “che guarda al mondo d’oggi con strumenti analitici del secolo scorso”.
Assolutamente. Vi faccio un esempio per chiarezza. Perché l’Iphone costa $6oo negli Stati Uniti e €600 in Europa? Non dovrebbe. Dovrebbe costare meno in Euro. Il punto è che Apple non si cura del prezzo. Perché? Perché fare un Iphone in Cina costa $190, Apple lo vende a $660, e tolti i costi di distribuzione, rimane con $ 270 di margine per Iphone. Secondo voi $20 di differenza cambierebbero qualcosa? Non gli fanno niente. Consideriamo poi il fatto che L’Iphone prodotto in Cina per $190, contiene $24 di componenti americane e $154 di componenti non cinesi. Di cinese nell’Iphone ci sono soltanto $6 dollari, quindi l’1% del valore del prodotto. Secondo voi svalutare lo Yuan del 10% farebbe esportare più Iphone? Il 10% dell’1% fa lo 0,1%. Il tutto a fronte di un prodotto che tipicamente non ha un’elasticità al prezzo. So what?
