“Vincere La Sfida dell’Euro Vuol Dire Fare i Compiti a Casa”: Intervista al Prof. Altomonte

“l’Italia ha - quindi- completamente ignorato di leggere le istruzioni prima di entrare in Europa”. Ma quali potevano essere gli accorgimenti che il governo italiano avrebbe dovuto intraprendere all’epoca?

Non era semplice identificarli all’epoca. Ed ex-post è sempre un’impresa semplice. Voleva dire ribaltare un certo modo di organizzare i rapporti tra imprese, sindacati e capitale. Se nel 1995 il governo avesse fatto le privatizzazioni senza creare il meccanismo delle “scatole cinesi”, e quindi, di fatto, abolendo i patti di sindacato e tolto il potere di veto dalla famosa concertazione tra sindacati e Confindustria nella determinazione dei salari, probabilmente non saremmo oggi in questa situazione.

Ma nel 1995 pensare di abbandonare questi elementi era quanto di più lontano la classe politica potesse immaginare. Classe politica per altro all’epoca impegnata “a guardarsi l’ombelico” e a gestire tutti i problemi del post-tangentopoli.

E nel frattempo in Italia abbiamo il M5S che chiederà il referendum per l’uscita dall’euro…

Ma anche gli Eurobond!

…e la Lega Nord ha addirittura inserito nel proprio simbolo lo slogan “No Euro”. Aldilà dei “cori da stadio”, quali potrebbero essere i costi effettivi di un’uscita dalla Moneta Unica per l’Italia?

I costi non sono facilmente quantificabili. L’Euro come tale è un’operazione mai tentata prima, e ritornare indietro avrebbe sicuramente conseguenze che diventa molto difficile stimare. Se prendiamo come esempio il caso l’Argentina, al momento dell’uscita dal regime di tasso di cambio con il dollaro, il suo PIL subì una contrazione significativa di quasi il 30%, e un argentino su due finì sotto la soglia di povertà. Tuttavia la situazione è un pò più complessa di così. In un’economia “finanziarizzata” come quella italiana, uscire dalla moneta unica potrebbe voler dire rischiare di far saltare il sistema bancario, o parte di questo, a meno di operazioni di forza, per cui sostanzialmente si mandano i militari in strada e s’impedisce alla gente di ritirare i propri risparmi dalla Banca. E non credo il paese sia pronto per un'operazione di questo tipo. Il vero punto dell’argomentazione pro o contro euro non sono in realtà i costi, che tra l’altro sono molto difficili da stimare, bensì i benefici, che, nell’odierno contesto di un’economia globalizzata, sono marginali, perché esportare non è più quello che era nel 1992.